Tutto è partito dalla voglia di quiete. Quest’aspirazione ormai comune a molti, costretti ad abitare in città caotiche, inquinate e sempre meno vivibili, non ha risparmiato neppure il proprietario di questo splendido edificio.

Stanchi della frenesia urbana, da tempo i proprietari si orientavano a trasferirsi in campagna: l’idea era quella di acquistare un rustico non troppo isolato, la soluzione è arrivata quando, consultando una pubblicazione di annunci gratuiti, la rubrica immobiliare segnalava la messa in vendita di un vecchio mulino in provincia di Cremona.

Soltanto un’ottantina di chilometri separano il placido borgo agricolo sulle rive dell’Adda dal capoluogo lombardo, ma sono più che sufficienti a spazzare via qualsiasi residuo di stress metropolitano.

Una dimostrazione di notevole intuito da parte del proprietario, visto che l’edificio non si presentava certo in condizioni ottimali. Sebbene fosse rimasto in funzione fino ad una decina di anni prima, infatti, “el mulin de la Resega” (dal nome della zona del paese in cui sorge) appariva al quanto danneggiato sia all’esterno che all’interno.

   

Quel che si può dire, a posteriori, è che ne valeva decisamente la pena. Oggi il mulino – che ha conservato il suo vecchio nome, come segnala anche la simpatica targa in ceramica dipinta a mano visibile dalla strada – è un esempio di recupero accurato e originale al tempo stesso, in cui gli elementi preesistenti sono stati valorizzati con attenzione e rispetto, ma anche con giocosità ed ironia, e quelli nuovi sono stati inseriti nel tessuto di partenza in maniera appropriata e armoniosa.

Esternamente la costruzione, circondata su tre lati da un cortile scoperto, appare costituita da due edifici adiacenti: uno più grande, in mattoni a vista, prossimo alla strada, e il secondo, più basso e sporgente del primo, intonacato di bianco. Segue una piccola veranda e, sul retro, uno spazio coltivato a giardino.

Sin qui potrebbe trattarsi di una comune, per quanto piacevole e proporzionata, struttura rurale. Ma lungo il quarto lato scorre impetuosa la spettacolare cascata che muoveva ( e volendo ancora muove, non appena la si aziona transitando su un ponticello in ferro costruito per consentire accesso e manutenzione) la grande ruota a pale di ferro che tanti sacchi di farina ha macinato nella sua precedente esistenza. Sebbene privo della sua funzione originaria, il meccanismo conserva intatto tutto il suo fascino, e il rumore dell’acqua che precipita a valle facendo ruotare lentamente l’ingranaggio non solo non disturba, ma trasmette tutta l’emozione e la solennità di un moto secolare. Con ragione “el mulin de la Resega” si fregia del suo antico nome: tutti gli elementi presenti in origine sono stati conservati ( ove possibile), o sostituiti con altri provenienti da strutture analoghe, o comunque affiancati da oggetti appartenenti alla cultura e alla tradizione contadina in senso lato. L’insieme comunica una sensazioni di equilibrio, fantasia e filologicità al tempo stesso, grazie alla scommessa di coniugare le esigenze attuali con la tradizione. L’atmosfera del passato è percepibile già prima di entrare in casa: sia sull’intonaco bianco che sulle pareti lasciate in faccia a vista ( con volontario effetto di smangiamento) spiccano singolari collezioni: roncole, lucchetti e attrezzi agricoli sono appesi al muro a formare gradevoli decorazioni.

Nel cuore della fucina cerealicola

Varcando la porta della grande sala che funge anche da ingresso ci si trova proiettati nel cuore della fucina cerealicola, in cui, frontalmente rispetto alla porta, si erge il pezzo forte della casa: l’insieme completo delle macine ( tre in origine, una delle quali troppo danneggiata per essere recuperata) lasciato intatto, e solo spostato un pò lateralmente per fare spazio ad una grande finestra che affaccia sulla ruota esterna.

Grande è la suggestione di questo manufatto, il cui riutilizzo coniuga fascino e utilità pratica, dal momento che – con la semplice aggiunta di due sedie laddove un tempo erano poggiati i sacchi di farina – ora esso si presta perfettamente ad ospitare un accogliente angolo-studio.

Durante i lavori di restauro, il pianale, costituito da un’ unico pezzo di legno, ha richiesto l’intervento di otto persone per essere spostato, e il suo trasporto all’esterno è stato possibile soltanto allargando la porta di ingresso, riportata poi alle dimensioni iniziali una volta che l’elemento è stato riposizionato nella sua sede definitiva. Alla destra delle macine, poggiata al muro, una piccola scala a pioli conduce alla finestra di ispezione alla roggia, che consente il passaggio verso la chiusa. A sinistra, invece, si apre il salotto, in cui il calore dei due divani a tinte vivaci si sposa con l’originalità del tavolino ricavato da un pezzo della terza macina ( quella che è stata sacrificata), ottenuto grazie all’aggiunta di un piano in cristallo. Accanto, una grande macina in pietra piantata al suolo e incorniciata da una rustica struttura lignea delimita il piano bar.

La zona pranzo non reca traccia diretta della funzione del fabbricato, ma ne conserva lo spirito grazie ad un gradevole caminetto in mattoni incorniciato in legno chiaro. Ai lati, la base si prolunga formando due piccole panche lievemente arretrate rispetto al corpo centrale.

Continua anche in questa parte della casa l’approccio giocoso del proprietario già manifesto all’esterno: qua e là, i muri sono decorati da divertenti composizioni di vecchi cavaturaccioli, succhielli, posateria, chiavi ed attrezzi da cucina. Elementi umili che si caricano però di inattesa forza decorativa, contribuendo non poco ad alimentare il rude ma toccante sapore di cultura contadina che aleggia in questa piacevolissima abitazione.